Genesis Block: la storia del blocco primigenio di Bitcoin
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5 Aprile
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Una breve guida al Genesis Block, che sancì la nascita della prima criptovaluta di sempre.

Il 3 gennaio 2009, uno sviluppatore anonimo chiamato Satoshi Nakamoto fece la storia quando rilasciò il Genesis Block, il blocco originale contenente i primi 150 bitcoin, su Sourceforge. Diversamente dagli altri 502.000 e più blocchi che vennero dopo, Nakamoto lasciò un messaggio nel codice del blocco:

“The Times 03/Jan/2009 Chancellor on brink of second bailout for banks” (“03/Gen/2009 Il cancelliere sull'orlo del secondo salvataggio delle banche”).

Questa frase deriva dal titolo di un articolo del New York Times datato 3 gennaio 2009 e faceva riferimento al salvataggio delle banche voluto dal governo britannico. Sebbene Nakamoto non abbia mai spiegato chiaramente il significato del messaggio, molti lo hanno interpretato come il motivo per cui Nakamoto avrebbe sviluppato il Bitcoin (Bitcoin): per tagliare fuori le banche e gli intermediari, che considerava corrotti e inaffidabili, scegliendo di creare una valuta più dipendente dalle persone.

L’origine del Genesis Block è avvolta nel mistero più di Nakamoto stesso, con interrogativi ancora senza risposta riguardanti il perché i bitcoin presenti nel blocco originale non possano venire spesi, come mai ci vollero 6 giorni per minare il blocco successivo e per quale motivo le persone continuino a trasferire bitcoin nel Genesis Block.

La Genesi

Il Genesis Block, noto anche come Block 0, è l’antenato a cui ogni altro blocco di bitcoin può far risalire le proprie origini, dato che ognuno riconduce a quello precedente. Nakamoto minò il blocco originale su una CPU (diversamente dalle schede grafiche specifiche per il mining di cui necessitiamo oggi) senza alcuna concorrenza, dato che ai tempi nessuno era a conoscenza della sua esistenza e che comunque non valeva nulla – almeno in termini di valute fiat. Allora, il Bitcoin era più che altro un esperimento e ci sarebbe voluto almeno un anno prima che iniziasse a prendere piede. Per gli attuali miner sarebbe stato incredibilmente semplice risolvere quei blocchi, che erano impostati a difficoltà 1, tutt’altra cosa rispetto all’attuale difficoltà del bitcoin di 3.510.000.000.000.

Il blocco successivo, noto anche come Block 1, venne minato soltanto sei giorni dopo, il 9 gennaio. Ciò viene considerato strano, dato che il divario medio del timestamp tra i blocchi è di 10 minuti. Ci sono alcune teorie a proposito del ritardo: alcuni hanno ipotizzato che Nakamoto avrebbe impiegato sei giorni a minare il blocco originale per testare il sistema del Bitcoin, così da assicurarsi che fosse stabile (e che avrebbe quindi retrodatato il timestamp), mentre dei seguaci più spirituali ritengono che volesse ricreare la storia del riposo di Dio dopo aver creato il mondo in sei giorni.

In onore di Satoshi Nakamoto

Sebbene il Genesis Block originale contenesse 50 bitcoin, le persone hanno inviato bitcoin all’indirizzo in tributo a Nakamoto sin dai primi giorni del sistema. Queste donazioni e mance assumono un significato ancora più simbolico, poiché è abbastanza certo che nel momento in cui entrano a far parte dell’indirizzo originale non siano più spendibili. Non si sa se l’intento di Nakamoto fosse quello di non rendere spendibili i 50 bitcoin nel blocco originale o se si sia trattato di una svista, tuttavia il Genesis Block è diventato sinonimo di Nakamoto ed esiste sia in quanto colonna portante dell’intero progetto che come sorta di tempio affinché i fan di Nakamoto vi buttino i loro bitcoin, un po’ come un pozzo dei desideri.

Il Genesis Block resta, per molti appassionati del Bitcoin, la chiave per identificare lo stesso Nakamoto. L’idea è che soltanto Nakamoto sarebbe in grado di utilizzare la chiave privata associata al blocco e ad altri blocchi iniziali per firmare un messaggio. Se qualcuno fosse in grado di firmare messaggi utilizzando le chiavi private dei blocchi originali, ciò offrirebbe la prova evidente che si tratti di Nakamoto.

Un dio benevolo

Nakamoto minò bitcoin per alcuni anni dopo aver creato il Genesis Block e poiché aveva una scarsa concorrenza e i blocchi originali possedevano 50 monete al loro interno, divenne facilmente il maggiore possessore di Bitcoin, titolo che mantiene ancora oggi con una stima di 1 milione di bitcoin. Da quando è scomparso del tutto nel 2011, Nakamoto non ha trasferito le sue monete e non ha mai tentato di incassare nemmeno prima di sparire.

La sparizione di Nakamoto è generalmente un’assenza tranquilla per i miner di Bitcoin, perché, se mai decidesse di tornare, potrebbe portare il caos nell’intera infrastruttura. In pratica, se mai Nakamoto dovesse averne il capriccio, potrebbe inondare il mercato con il suo milione di bitcoin, e introdurne così tanti nel sistema annienterebbe il valore della valuta, dato che in questo modo un solo bitcoin diventerebbe notevolmente meno raro e di conseguenza varrebbe meno.

Probabilmente, le offerte di bitcoin trovate nel Genesis Block hanno il significato di un sacrificio quasi religioso o forse di un piccolo “grazie” all’anonimo creatore. Ad ogni modo, Nakamoto proietta un’enorme ombra sulla sua creazione e mentre il bitcoin va diventando più popolare, viene data sempre più attenzione agli indizi lasciati nel Genesis Block.

Fonte: Investopedia

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