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In Brasile il Senato ha votato a favore dello stato in messa d'accusa della presidente Dilma Rousseff, il primo in 24 anni, anticipando la fine di 13 anni di governo del paese da parte del Partito dei Lavoratori a capo della maggiore economia dell'America Latina.

55 senatori si sono espressi a favore dell'impeachment della Rousseff, 22 i contrari e nessuna astensione: una decisione che porterà alla sospesione della sua carica dalla presidenza del Brasile per 180 giorni.

Dopo la votazione finale in aula sarà il vicepresidente Michel Temer ad assumere il ruolo di presidente ad interim fino a un massimo di sei mesi.

Dilma Rousseff è stata accusata aver manipolato le finanze pubbliche per far apparire più basso il deficit di bilancio. La leader brasiliana ha ribattuto che queste accuse sono motivate da interessi politici.

La prima donna ad occupare lo scranno della Presidenza brasiliana, ha vinto le elezioni nel 2010 con il 56% dei voti a favore e la mano del suo mentore, l'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva.

Rousseff ricevette un paese in crescita del 7,5%, disoccupazione al 5,7% e programmi sociali che fecero la fortuna del Partito dei Lavoratori e che vennero lodati a livello internazionale, come la "Bolsa Familia", di cui beneficiano 13,8 milioni di famiglie.

Rousseff appesa a un filo, mentre il Brasile resta nel baratro della crisi
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