Amazon sta togliendo il terreno da sotto i piedi a Google
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Google dovrebbe temere moltissimo Amazon, secondo quanto affermato dall’investitore Bill Gurley.

Bill Gurley, uno dei più brillanti intellettuali nell’industria tecnologica, ha rilasciato una lunga intervista durante una conferenza sull’e-commerce.

Durante l’intervista, ha dichiarato di aver notato qualche avvisaglia del 1999 in alcune compagnie che guadagnano milioni di dollari in finanziamenti con capitale di rischio. Ovviamente, questi commenti hanno attirato molte attenzioni.

Tuttavia, Gurley ha rilasciato dichiarazioni sorprendenti anche su Amazon e Google. Dopo aver ascoltato le sue parole, risulta difficile non restare impressionati da Amazon. E altrettanto difficile risulta non essere pessimisti sul futuro di Google.

In breve, Gurley ritiene che Amazon, attraverso Amazon Prime, abbia creato un servizio che indebolisce il redditizio business di ricerca di Google.

“Amazon sta agendo in maniera aggressiva e sta persino sfidando Google”, ha dichiarato Gurley.

Costui ha ideato un principio chiamato “il rovescio dell’imbuto”: secondo le sue affermazioni, in questo momento Google si troverebbe in cima “all’imbuto”. I consumatori vanno su Google, fanno una ricerca e poi cliccano sui link ai siti; Google ottiene un guadagno dai link mostrati in alto, che sono inserzioni pubblicitarie.

Alla base dell’imbuto si trovano le compagnie che lottano per quei click: e quella compagnia deve fare molto per poter ottenere un guadagno, deve convincervi a comprare ciò su cui avete cliccato. Ciò significa ideare un sito accattivante; questo implica il disporre di un inventario che si traduce con il possedere elementi fisici.

Gurley ha affermato:

“Per molti anni, Google è stato considerato il miglior modello possibile di business, perché si trovava in cima all’imbuto. E il vantaggio di trovarsi in cima all’imbuto consiste nel fatto che pur facendo il minimo del lavoro, ottieni il massimo dei guadagni”.

Ma questo potrebbe cambiare con Amazon: Google potrebbe perdere il suo business.

Di seguito, la spiegazione esaustiva del perché:

Bene, ciò che è accaduto riguarda un lasso di tempo di molti anni in cui Amazon ha sviluppato questo quadro logistico, l’impostazione 1-Click e il programma Prime a tal punto che il consumatore non ha alcuna preoccupazione sulla qualità del prodotto e immensa fiducia per il tasso di consegna, che va da un giorno e mezzo per la maggior parte degli utenti a meno di un giorno per alcuni oggetti. Fanno affidamento sul prezzo: ciò non significa che Amazon abbia i prezzi più bassi in assoluto, ma gli utenti non pensano che Amazon stia cercando di ottenerli.

Quindi adesso, molte delle persone che conosco non rivelano i numeri di Prime, ma qualcuno ha dichiarato: “Potrebbero essere 90 milioni?”.

Per cui voi iniziate le vostre ricerche su Amazon con la spunta su Prime, la seconda cosa che fate se non funziona è di togliere la spunta su Prime e se in questo modo continua a non funzionare, andate su Google.

E questo è quello che chiamo “rovescio dell’imbuto”: Google è passato dall’essere il punto di partenza al diventare ultima risorsa di ricerca e questo è un qualcosa di abbastanza potente.

E mentre le compagnie possono migliorare la base dell’imbuto che è di gran lunga migliore, voi aggirate Google.

E nel momento in cui le persone evitano Google, questo ci rimette in una parte altamente proficua della ricerca, che è l’e-commerce. Quando fate una ricerca per compare qualcosa, Google può far pagare ancora di più per le pubblicità.

Gurley ha proseguito dicendo: “Sfidate a comprare qualcuno che è membro di Prime e poi proponete la stessa sfida a qualcuno che inizi su Google”. Non c’è paragone: l’esperienza su Amazon è di gran lunga superiore rispetto a quella su Google.

La risposta di Google al successo di Amazon sembra poco convincente per Gurley.

“Hanno Google Express, che personalmente vedo come una risposta visionaria a questo problema. Stiamo facendo in modo che sia possibile chiudere il cerchio su una transazione di Google, ma non è impostato in una modalità logistica ottimale. Faccio fatica a credere che sia ottimizzato in un modo che renda in termini economici”.

In seguito ha aggiunto che non ha alcun senso che Procter & Gamble spediscano un prodotto a un centro di distribuzione Walgreens. Che poi si debba andare dal centro di distribuzione a Walgreens, che una volta lì l’oggetto venga tirato fuori dal pacco e messo su uno scaffale e che infine arrivi qualcuno di Google Express e prenda il prodotto per un utente.

“Questo non è assolutamente il modello giusto”, ha dichiarato Gurley. Amazon, che con il passare degli anni ha investito milioni nei centri di distribuzione di tutto il mondo ha un modello di gran lunga migliore. Ed è molto difficile che altri riescano a competere con Amazon.

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