DX Exchange: Dopo la tecnologia del Nasdaq, in arrivo i security token
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22 Ottobre
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DX Exchange è un exchange di criptovalute di cui si parla da tempo. A ragione, dato il suo profilo particolare: si basa sull’infrastruttura e il matching engine del Nasdaq, non fa pagare commissioni di trading (agli utenti che scambiano fino a 50 mila euro al mese) ed è regolamentato sotto la legge estone.

Inoltre il suo CEO, Daniel Skowronski, ha detto dal palco del Delta Summit di Malta che nei primi mesi del 2019 la piattaforma principale verrà affiancata di un exchange di security token, DXS.

Abbiamo parlato di questo progetto e molto altro ancora con Amedeo Moscato, direttore operativo di DX Exchange da luglio .

Ihodl.com ha scritto di DX per la prima volta a maggio, quando ne è stato annunciato il lancio. Quante cose sono cambiate da allora?

La prima novità è che abbiamo iniziato a occuparci del lato marketing.

La seconda è che applichiamo un approccio che secondo me è unico nell’industria. Un approccio caratterizzato dal rispetto totale nei confronti della community, del cliente finale, del trader e dell’investitore.

Io cerco sempre di imparare dagli errori degli altri. E se vediamo quello che è successo a ottobre-novembre e gennaio-febbraio dell’anno scorso, quando gli exchange erano presi d’assalto dai nuovi clienti e non riuscivano a far fronte alle loro richieste, è evidente che c’è un problema gravissimo.

Non importa se tu vuoi comprare ETH o BTC sul mio exchange o quanto vuoi spendere, io ti devo rispettare allo stesso modo. Ma la maggior parte degli exchange parla solo inglese o cinese. Tutto: dal supporto, al KYC, dal sito alle comunicazioni.

L’approccio di DX Exchange è invece multilingua. Al momento sul sito ci sono 5* lingue, ma ne vengono aggiunte continuamente delle altre. Alcune di quelle previste sono l’arabo e il turco. In totale puntiamo ad avere tra le 10 e le 15 lingue.

Questo approccio non riguarderà solo il sito comunque, ma anche il customer support, il KYC, i social network e tutte le comunicazioni.

*Nota: al momento della stesura le lingue disponibili sono 8: inglese, italiano, spagnolo, francese, russo, cinese, giapponese e coreano.

Cosa ci puoi dire del token nativo dell’exchange?

Abbiamo lanciato da pochissimo il nostro token: DXCash. Il token viene utilizzato dai clienti nella piattaforma. Lo possono comprare, vendere e utilizzare per pagarci le fee.

L’economia del token è tutta all’interno dell’exchange. Al momento sarà presente solo nella nostra piattaforma. Ma se altri vogliono listarlo, siamo disposti a collaborare.

Inizialmente DX doveva essere lanciato a giugno. Invece la piattaforma andrà live a novembre. Come mai?

L’exchange ha avuto una serie di ritardi. Quando si ha che fare con crypto e tecnologia è naturale. E quando si ha a che fare con crypto e sicurezza, bisogna stare molto attenti. E noi vogliamo lanciare il nostro prodotto al massimo delle nostre possibilità.

In questo momento siamo in una fase di beta testing, dove alcuni utenti selezionati casualmente hanno accesso alla piattaforma, che terminerà alla fine del mese. L’exchange andrà live 10-15 giorni dopo.

Uno degli elementi che possono decidere la fortuna e la longevità di un exchange è la liquidità, che è sinonimo di investitori istituzionali. La collaborazione col Nasdaq vi è d’aiuto nei contatti con questo tipo di clientela?

Siamo attivi anche su questo fronte e ci sono forti contatti con clienti istituzionali. Non solo c’è molto interesse, ma è stato stretto più d’un accordo. Inoltre va aggiunto che il peso della partnership con il Nasdaq è un fattore importante soprattutto per quanto riguarda il contrasto alla manipolazione dei mercati, un problema che in questo settore c’è ed è inutile ignorare.

DX Exchange è una realtà regolamentata in Estonia. Puoi dirci di più a riguardo? Perché Tallin e non, per esempio, La Valletta?

La verità è che noi abbiamo la nostra licenza estone ormai da tempo, da prima ancora che Malta parlasse così fortemente di voler diventare la Blockchain Island. Certo, di questa cosa ne parlava, ma non era esplosa come adesso.

In realtà credo si tratti solo di un fattore temporale. L’Estonia era pronta e noi dovevamo lanciare [il nostro exchange].

In secondo luogo, con Malta noi abbiamo avuto, al livello dei co-founders, delle discussioni con il personale del Primo Ministro. Ci sono stati dei contatti diretti mesi fa. Ancora prima, ora lo posso dire, che Binance chiudesse questo mega-accordo. E alla fine non abbiamo percorso questa via solo per una serie di motivi interni, pur non escludendola per il futuro. Per ora non stiamo avendo alcuna discussione con Malta, ma si tratta pur sempre di una discussione che può essere ripresa in qualsiasi momento.

E quindi come si inserisce DXS, il vostro exchange per security token, nel contesto del discorso sulla regolamentazione?

Al momento stiamo lavorando per avere tutti permessi necessari per poter listare security token. Se vogliamo ottenere pure la licenza di Malta, lo possiamo fare, non è un problema. Anzi, abbiamo tutti i requisiti per riuscirci più agevolmente rispetto ad altri, dopo aver conseguito la licenza estone e dopo aver stretto l’accordo con il Nasdaq.

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