Aleppo Media Centre
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Ogni tanto, immagini che non possono essere ignorate emergono da luoghi dove la sofferenza sembra occupare ogni sfera della vita quotidiana.

Oggi, è il turno di Omran. E' un bimbo di cinque anni, ed è stato tirato fuori dalle macerie della sua casa nei sobborghi di Aleppo, in Siria: Il video del salvataggio, che vi mostriamo qui sotto, da il vero senso di come sia la situazione in Siria e di come disperata sia la condizione delle persone, di cui molti sono bambini, che vivono la.

Il bambino, ovviamente, ha riportato ferite alla testa, ma per fortuna per il resto sta bene. Fisicamente.

Il suo nome è Omar Daqneesh, ha 5 anni, e qui ci viene mostrato dopo le cure da parte di alcuni medici straordinariamente coraggiosi che nonostante tutto continuano a lavorare, curare e salvare vite ad Aleppo.

I medici non sanno cosa sia successo ai suoi genitori. Altri tre ragazzi sono stati salvati insieme con Omran.

Aleppo è una città divisa al suo centro, e teatro di alcuni dei combattimenti più feroci nella guerra civile che sta lacerando la Siria ormai da cinque anni.

Sul lato occidentale, Aleppo è sotto il controllo del governo. Il lato orientale, dove vive Omran, è invece in mano ai ribelli. Dall'inizio del mese di luglio è sotto assedio, oggetto di costanti bombardamenti aerei da parte dei velivoli da guerra russi che sostengono il presidente Bashar al-Assad, con il pretesto della "lotta al terrorismo".

Nulla arriva li dentro o fuori, nemmeno l'acqua. Il capo del consiglio comunale di Aleppo, Brita Haji Hassan, ha detto che ormai è solo una questione di "due o tre mesi" prima che la gente cominci a morire di fame.

Le forze attaccanti hanno colpito le infrastrutture elettriche e recentemente anche l'ultimo ospedale.

Hosam Katan/File Photo/Reuters

"E' come essere all'inferno," ha detto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite all'inizio di questo mese Clarissa Ward, una corrispondente della CNN che si occupa di guerre da più di un decennio. Ha detto che in tutta la sua esperienza di guerre, non ha "mai visto niente di paragonabile ad Aleppo". La corrispondente ha poi aggiunto:

"I bombardamenti sono implacabili, ci sono cecchini ovunque e mi ricordo solo la sensazione di stanchezza dovuta all'essere così pietrificata per tutto il tempo."

Per quel milione di cittadini intrappolati all'interno l'unica speranza, a quanto pare, è che il resto del mondo li noti.

I colloqui di pace sono iniziati ma poi sono crollati, purtroppo principalmente a causa della incapacità di trovare la risposta a una semplice domanda: cosa succederà ad Assad, che afferma che sta combattendo ISIS, dopo la guerra?

Un rapporto delle Nazioni Unite di febbraio ha denunciato la violenza "massiccia e sistematizzata" perpetrata da Assad contro il suo popolo e ha dichiarato che li ormai si è frantumata "l'idea che il regime sia in qualche modo un male minore" rispetto allo Stato islamico.

Charles Lister, un ricercatore presso il Middle East Institute, recentemente ha detto:

"Far restare al potere il regime di Assad non è una soluzione. Non è la soluzione giusta per la Siria, e non è certamente la soluzione per sconfiggere il terrorismo nel territorio siriano."

Il Media Center di Aleppo, con le sue immagini del piccolo Omran che hanno fatto in breve tempo il giro del mondo più o meno allo stesso modo in cui era successo con le immagini del rifugiato bambino trovato morto su una spiaggia turca nel settembre dello scorso anno, si spera di mettere i riflettori sul fatto che non sono solo i soldati che muoiono nelle guerre, molte delle vittime sono civili, e molti di questi civili sono bambini, che a soli 5 anni di età hanno già visto tutti gli orrori possibili della vita. Haji Hassan ha detto al The Guardian il mese scorso:

"Loro non stanno uccidendo i combattenti. Stanno uccidendo i civili. E stanno usando di tutto: bombe a grappolo, bombe a botto, bombe al fosforo e anche nuove armi che finora non avevamo mai visto prima."

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