Come sapere quando comprare bitcoin
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14 Maggio
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Chris Burniske, co-autore del libro “Cryptoactive: The Innovative Bitcoin Investor's Guide and More”, parla della formula che utilizza per valutare gli asset digitali.

A differenza delle società quotate sul mercato azionario, il bitcoin (Bitcoin) e le altre criptovalute non hanno un flusso di cassa, profitti o altri parametri convenzionali che gli analisti utilizzano per valutare se si tratta di buoni investimenti. Tuttavia, ci sono alcuni principi economici tradizionali che possono contribuire a determinare se è un buon momento per acquistare il bitcoin e gli altri asset digitali.

Chris Burniske, co-autore del libro Cryptoassets, ha condiviso le sue conoscenze in merito all’applicare tale metodologia di valutazione in un episodio di “Balancing the Ledger”, rubrica di Fortune sulle criptovalute, andato in onda il 4 maggio.

Burniske applica le sue strategie presso il suo nuovo fondo di capitale di rischio, Placeholder, che ha raccolto più di 100 milioni di dollari da investitori come Morgan Stanley e Union Square Ventures. Placeholder, che è stato lanciato lo scorso anno, mira alle “reti di informazione decentralizzate incentivate da un cripto-asset” e finora ha portato a termine cinque investimenti, ha dichiarato Burniske.

Dato che Placeholder possiede token digitali invece di partecipazioni in società, le sue posizioni saranno più liquide rispetto a quelle dei normali fondi di capitale di rischio, in quanto Burniske e il suo team possono vendere le loro holding quando vogliono – come nel caso in cui dovessero perdere fiducia in un gruppo di gestione o se gli asset diventassero sopravvalutati, ha dichiarato. Ciò significa che Placeholder non resterà intrappolato nella strategia tipica del settore di cercare un’uscita dopo sette anni tramite una IPO o un’acquisizione. Ciononostante, l’azienda si concentra sul lungo termine e considera gli sviluppatori che hanno realizzato le cripto-piattaforme alla stregua di una stella polare.

Diversamente da altre società di capitale di rischio incentrate sulle criptovalute, Placeholder sta evitando le initial coin offerings, o ICO, e finanzia soprattutto le società con cui investe tramite la valuta fiat tradizionale, di cui le startup hanno maggiormente bisogno, ha affermato Burniske.

Nel frattempo, le criptovalute continuano a sconvolgere l’intero settore del capitale di rischio. Alla fine di aprile Andra Capital ha raccolto 500 milioni di dollari per un token dal nome Silicon Valley Coin, che fornirà ai suoi investitori l’accesso a un portafoglio di società sostenute da capitale di rischio. Burniske lo considera un ulteriore passo verso l’adozione della tecnologia dei token tra gli investitori istituzionali.

“Non lo considero un cripto-asset. La ritengo piuttosto una partecipazione ‘tokenizzata’ in un fondo di capitale di rischio”, ha dichiarato. “Penso che vedremo ulteriori di queste tokenizzazioni di classi di asset esistenti, come quando nel 2004 abbiamo avuto il nostro primo fondo indicizzato quotato per l’oro. Si tratta soltanto di aggiungere classi di asset esistenti che possiedono dei valori trainanti ben noti e di aggiungere nuovi wrapper”.

Il prezzo del bitcoin come “normalità storica”

Nell’intervista Burniske ha spiegato inoltre il suo metodo per determinare il valore dei progetti di criptovalute. In assenza di bilanci o di parametri per il flusso di cassa attualizzato, per poter trovare una valutazione, utilizza una formula: “MV=PQ”.

La formula tiene in considerazione l’offerta monetaria del cripto-asset (M) e la velocità di scambio (V), insieme al prezzo dei beni sottostanti (P) e la quantità (Q) dell’asset. Nel caso di applicazioni decentralizzate come Filecoin o Golem, il prezzo (P) è basato sul costo di servizi come il file storage o la potenza di calcolo, mentre per le valute digitali pure come il bitcoin o il litecoin (LTC/USD), il prezzo viene ottenuto da misure più astratte.

Queste valutazioni possono a loro volta venire utilizzate per confrontare diverse criptovalute con le loro medie storiche, oltre che tra di loro – dividendo la valutazione della rete per l’attività di transazioni sulla blockchain – creando in questo modo qualcosa di analogo al rapporto prezzo-utile utilizzato per valutare se la quotazione di una società sia ragionevole.

In base a tutto ciò, Burniske afferma che i dati mostrano che il bitcoin sia entrato nel “territorio della bolla” alla fine dello scorso anno, quando il mercato ha iniziato a sopravvalutare la criptovaluta in relazione alla sua attività di transazioni reale. Adesso, tuttavia, il bitcoin sembra avere un prezzo equo.

“Abbiamo effettuato una correzione e adesso siamo in una situazione di normalità storica”, ha detto Burniske, aggiungendo che in base ai suoi calcoli risalenti ad alcune settimane prima, il bitcoin era in realtà un po’ sottovalutato rispetto alla sua media.

Burniske ha ammesso che i suoi parametri di valutazione richiedano comunque ulteriori dati nel corso di un periodo di tempo maggiore per confermare la loro utilità. Tuttavia, per adesso, le sue teorie offrono un buon orientamento per navigare nel mondo spesso irrazionale dell’investimento nelle criptovalute.

Fonte: Fortune

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