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Nemmeno il potente Medio Oriente potrà sopravvivere all’infinito ai prezzi bassi del petrolio.

Se il petrolio continuerà a essere quotato intorno ai 50 dollari al barile, la maggior parte dei paesi della regione esaurirà il suo denaro entro cinque anni o forse anche meno, ha avvertito questa settimana il Fondo Monetario Internazionale in un catastrofico report. Ciò vale anche per il paese leader dell’OPEC, l’Arabia Saudita, così come per Oman e Bahrain. I prezzi bassi del petrolio spazzeranno via, in Medio Oriente, una cifra che solo per quest’anno è stimata intorno ai 360 miliardi di dollari, rivela il FMI. Le ampie eccedenze di bilancio si stanno rapidamente trasformando in massicce perdite, dal momento che i prezzi del greggio sono crollati dagli oltre 100 dollari al barile dell’anno scorso ai 45 circa di oggi. Molti di questi paesi si vedono costretti ad attingere ai fondi di emergenza per riuscire ad affrontare la crisi.

“Gli esportatori di petrolio dovranno adattare le loro politiche di spesa e di entrate se vogliono assicurarsi la sostenibilità delle proprie finanze pubbliche,” ha scritto il FMI.

La notevole riduzione dei prezzi del petrolio arriva proprio in un periodo in cui le spese pubbliche stanno aumentando, essendo molti di questi paesi alle prese con episodi di violenza locali e instabilità dei mercati finanziari.

L’Arabia Saudita presa nella morsa

L’Arabia Saudita, il più grande produttore mondiale di petrolio, necessita di un prezzo di vendita intorno ai 106 dollari al barile per raggiungere il pareggio di bilancio, rivelano le stime del FMI. Secondo il Fondo Monetario il paese può contare su riserve monetarie appena sufficienti per sopravvivere a cinque anni di petrolio quotato a 50 dollari al barile.

Ecco perché l’Arabia Saudita si sta rapidamente adoperando per risparmiare denaro. Non solamente il regno ha raccolto agli inizi dell’anno 4 miliardi di dollari dalla vendita di obbligazioni, ma la sua banca centrale negli ultimi sei mesi ha ottenuto 70 miliardi di dollari da società di investimenti come ad esempio BlackRock (BLK).

Dopo anni di ampie eccedenze di bilancio, l’attuale deficit dell’Arabia Saudita si stima crescerà sino a raggiungere il 20% del PIL nel 2015, stima Capital Economics. Le riserve di denaro saudite rimangono tuttora impressionanti, pari a circa 700 miliardi di dollari, ma si stanno assottigliando alla svelta.

All’orizzonte si profilano tagli alla spesa

Difficilmente l’Arabia Saudita attuerà un innalzamento delle tasse, ma è comunque in procinto di effettuare dei tagli.

Probabilmente non verranno ridotti i fondi destinati ai programmi di spesa sociali e militari, poiché i governanti temono un possibile ripetersi delle rivolte della Primavera Araba del 2011.

“In un ambiente caratterizzato dall’instabilità a livello nazionale e regionale, eliminare un simile contratto sociale è una sorta di scommessa politica,” ha dichiarato Henry Smith, direttore associato della società di consulenze Control Risks con sede a Dubai.

Tuttavia Smith ha affermato che i grandi progetti di spesa del governo sono già oggetto di valutazioni molto più approfondite.

“Senza particolari clamori, si stanno accantonando alcuni dei progetti ritenuti meno essenziali dal punto di vista economico,” ha rivelato Smith.

Iran e Iraq sotto pressione

L’Iran ha un prezzo di pareggio del petrolio quantificato in 72 dollari e potrebbe sopravvivere al calo dei prezzi per meno di 10 anni, stima il Fondo Monetario Internazionale. È uno scenario leggermente più roseo rispetto a quello dei suoi vicini. Eppure le prospettive dell’Iran rimangono incerte a causa del potenziale allentamento delle sanzioni economiche (non ancora in essere) e dell’aumento della produzione di petrolio in conseguenza al patto sul nucleare stretto coi paesi occidentali.

Secondo il FMI, all’Iraq non rimane alcuna scorta monetaria alla quale attingere. Il paese sta infatti affrontando dure lotte intestine e si è visto strappare via dall’ISIS ampie porzioni di territorio. “La violenza colpisce in modo sempre più duro la popolazione civile, esercitando un effetto particolarmente negativo sulla fiducia e sulle aspettative e, di conseguenza, sulle attività economiche,” avverte il FMI.

Anche il Bahrain è gravato da una notevole pressione finanziaria, con la probabilità di esaurire le proprie riserve in meno di cinque anni. Il paese ha inoltre accumulato un consistente debito ed è colpito dal disavanzo ormai da molti anni consecutivi.

“Questi paesi sono relativamente alle strette. Saranno obbligati a effettuare tagli decisamente consistenti,” ha dichiarato Jason Tuvey, economista per il Medio Oriente di Capital Economics.

Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar potrebbero sopravvivere per decenni al petrolio quotato a 50 dollari al barile

Tuttavia esiste un manipolo di paesi ben attrezzati per affrontare la tempesta: in cima alla lista troviamo Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Il motivo è in parte che questi paesi non hanno bisogno di applicare prezzi elevati al loro petrolio per raggiungere il pareggio di bilancio.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale il prezzo di sostenibilità economica del petrolio kuwaitiano è di appena 49 dollari al barile, di poco superiore alle quotazioni odierne. La cifra magica per il paese che ospiterà nel 2022 il Campionato Mondiale di calcio, il Qatar, si ritiene sia di 56 dollari al barile, mentre agli Emirati Arabi Uniti occorrono 73 dollari al barile.

Questi tre paesi hanno accantonato montagne di denaro proveniente dalla vendita del petrolio in grado di proteggerle durante i periodi più difficili. Il FMI ha dichiarato che gli Emirati Arabi Uniti possiedono sufficienti riserve economiche per affrontare quasi 30 anni di greggio quotato a 50 dollari al barile. Qatar e Kuwait, dal canto loro, possono superare indenni quasi 25 anni di prezzi bassi del petrolio.

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