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16 ottobre 2018

L’industria delle criptovalute si sta sviluppando rapidamente e gli analisti la stanno esaminando con attenzione. Abbiamo deciso di raccogliere gli studi più interessanti emersi nelle ultime settimane.

CryptoCompare: Cryptoasset Taxonomy Report 2018

CryptoCompare, fornitore di dati per i mercati delle criptovalute, ha presentato il suo Cryptoasset Taxonomy Report 2018. Il rapporto consiste in un’analisi di oltre 200 crypto asset basata su più di 30 attributi che coprono una serie di caratteristiche economiche, legali e tecnologiche.

Secondo gli analisti, “la tassonomia offre un quadro di riferimento per aiutare gli investitori istituzionali e retail, le autorità di regolamentazione e l’industria nel suo complesso ad acquisire una comprensione olistica del panorama dei crypto asset”.

I ricercatori hanno realizzato un albero con i principali archetipi, che cerca di fissare in forma semplice il gruppo più significativo di crypto asset. Gli analisti si aspettano che con lo sviluppo di innovazioni, alcuni tipi di crypto asset diventeranno più prevalenti, mentre gli archetipi di cui sopra cambieranno. Ogni archetipo viene descritto in dettaglio nello studio.

Il 20% dei fondi hedge lanciati nel 2018 sono fondi di investimento in criptovalute

Secondo uno studio realizzato da Crypto Fund Research, nei primi tre trimestri di quest’anno sono stati lanciati 90 fondi hedge legati alle criptovalute. Gli analisti suggeriscono che entro la fine del 2018 quella cifra potrà arrivare a 120. Ciò rappresenta circa il 20% dei 600 principali hedge fund previsti per il 2018.

Vale la pena di notare che questi dati indicano un trend positivo. L’anno scorso, solo il 16% dei fondi avviati erano associati alle crypto.

Nonostante l’aumento del numero di crypto fund, va ricordato che si tratta ancora una piccola nicchia. In totale ci sono solo 303 fondi di investimento in criptovalute, ovvero solo il 3% degli oltre 9.000 hedge fund esistenti in tutto il mondo. Allo stesso tempo, essi controllano asset per un valore di circa 4 miliardi di dollari, mentre gli hedge fund tradizionali gestiscono oltre 3 mila miliardi di dollari. Va ricordato che i crypto hedge fund hanno cominciato ad apparire molto recentemente, ma non sono riusciti a conquistare altrettanto rapidamente una quota di mercato più significativa.

Chi ha paura delle balene?

I ricercatori di Chainalysis ha presentato uno report sul mercato delle criptovalute. Gli analisto hanno analizzato i 32 portafogli di bitcoin più grandi del valore di 6,3 miliardi di dollari e hanno concluso che le balene di bitcoin non sono la causa della volatilità nel mercato.

Chainalysis ha diviso i proprietari di questi wallet in quattro categorie: trader, miner, primi hodler, perduti, criminali.

Gli analisti hanno spiegato che nel corso del 2017-2018, le balene di bitcoin del gruppo “trader” hanno preferito acquistare la criptovaluta quando il prezzo è sceso, e non viceversa. Allo stesso tempo gli esperti ritengono che questi utenti non abbiano un’influenza così forte sul prezzo del bitcoin, come credono alcuni partecipanti al mercato.

Secondo loro, il trading delle balene è stato piuttosto un fattore di stabilizzazione piuttosto che un fattore destabilizzante del mercato.

A questo proposito, Diar ha recentemente condotto un altro studio che ha dimostrato che più del 55% di tutti i bitcoin sono su wallet con un saldo di oltre 200 BTC. Ciò significa che le balene detengono più della metà di tutti i bitcoin.

Le infrastrutture per i crypto asset

L’International Securities Services Association (ISSA) ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che in futuro i servizi del mercato delle crypto diventeranno parte integrante dell’infrastruttura dei depositari centrali di titoli (CSD) e delle borse. I ricercatori ritengono che i token e le criptovalute stiano gradualmente diventando la base di una nuova classe di asset.

Gli analisti vedono anche del potenziale nella blockchain. Secondo il report, l’elenco dei servizi forniti dai CSD basati sulla tecnologia del libro mastro distribuito non potrà che crescere. I depositari centrali di titoli possono sostenere le organizzazioni finanziarie nel periodo di transizione, utilizzando l’esperienza nell’applicazione di norme tecniche e tematiche, nonché la messaggistica. In tal modo, i CSD possono garantire la compatibilità con le attività esistenti, il che renderà più efficiente il mercato dei valori mobiliari.

La minaccia cinese

Un gruppo di scienziati della Princeton University e della Florida International University ha pubblicato uno studio in cui si afferma che il governo cinese dispone attualmente di strumenti e risorse sufficienti per cambiare significativamente o addirittura distruggere Bitcoin.

I ricercatori spiegano che il governo di Pechino ha l’opportunità di influenzare significativamente la criptovaluta a causa dell’alta concentrazione di miner e potenza di calcolo in Cina.

Il mining di bitcoin è diventato estremamente centralizzato grazie allo sviluppo di dispositivi specializzati. Di conseguenza, i miner hanno iniziato a fondersi in grandi pool, ovvero consorzi che lavorano insieme e distribuiscono i profitti.

A partire dal giugno 2018, oltre l’80% della capacità mineraria si trova in sei mining pool, cinque delle quali sono gestite da individui o organizzazioni situate in Cina. In questo caso, il timore è che una tale concentrazione di risorse si verifichi in un paese con una politica opaca.

Il governo della Repubblica Popolare Cinese dispone di potenti strumenti che possono far obbedire a ogni imposizione dello Stato, spiegano gli analisti.

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