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13 agosto 2018

L’esperto di criptovalute e blockchain Kenny Li analizza su Hackernoon tre miti da sfatare che riguardano il bitcoin.

Le discussioni intorno alle criptovalute continuano a essere caratterizzate da parecchia disinformazione. Per la maggior parte si tratta di rigurgiti di dicerie e affermazioni, che si aggiungono a una comprensione parziale del fenomeno. Tre argomentazioni comuni contro il bitcoin (Bitcoin: BITCOIN) sono:

  1. Il bitcoin viene utilizzato per attività illegali
  2. Il bitcoin non fa riferimento a nulla
  3. Il bitcoin non è regolamentato

Sono tutte e tre vere. Tuttavia, è necessaria un’analisi più approfondita per ciascuna di queste, al fine di comprendere meglio quale sia il loro impatto sul bitcoin o quale impatto vi abbia il bitcoin stesso.

1. Il bitcoin viene utilizzato in attività illegali

Una delle argomentazioni principali è quella secondo cui il bitcoin verrebbe utilizzato per attività illecite. Sono stati condotti molti studi in merito e una delle rircerche più recenti è Sex, Drugs, and Bitcoin: How Much Illegal Activity is Financed Through Cryptocurrency.

In questo documento (pubblicato a gennaio 2018), i ricercatori affermano che “circa 72 miliardi di dollari di attività illegali all’anno coinvolgono il bitcoin, somma vicina alle dimensioni del mercato europeo e americano delle sostanze illegali”.

Considerando che l’intera capitalizzazione di mercato del bitcoin alla fine del 2016 era di soli 14 miliardi di dollari, questo la dice lunga in merito alla quantità di attività illecite esercitate tramite la criptovaluta. Non c’è dubbio che i primi casi d’uso del bitcoin fossero per scopi di offuscamento che rispondessero alle esigenze del mercato nero di internet.

Nel 2013, l’FBI sequestrò la Silk Road (il più grande mercato nero conosciuto dell’epoca) e, di conseguenza, confiscò circa 150.000 bitcoin.

“Negli ultimi anni (dal 2015), la proporzione dell’attività del bitcoin associata al commercio illegale è calata… [per via di] un aumento degli interessi speculativi e convenzionali nel bitcoin”.

In altre parole, poiché sempre più persone iniziano a interessarsi al bitcoin, la quantità di transazioni utilizzate per attività illegali è in calo; la nuova ondata di appassionati del bitcoin sta abbracciando l’idea di usarlo per diversi scopi, che si tratti di condurre transazioni legali, possederlo per investimenti o altri impieghi.

D’altra parte, il 24 marzo 2015, l’economista Ed Conway pubblicò un editoriale dal titolo “We Don’t Need Cash, Let’s Abolish It Outright”. Non fatevi ingannare: le argomentazioni a favore dell’eliminazione del denaro sono applicabili soltanto a quello contante, liquido e fisico. Tuttavia, soltanto il 10% di tutto il denaro esiste oggi come contante; l’altro 90% esiste già come valuta digitale. In altre parole, dei 60 mila miliardi di dollari in circolazione a livello mondiale, solo circa 6 mila miliardi sono in contante (Sapiens, 2011). Quindi, se tutti quanti decidessero di incassare i loro soldi immediatamente… beh, sarebbe meglio procurarsi dei pop corn!

Ad ogni modo, un po’ come il bitcoin “la natura stessa del contante, al contrario dei depositi bancari, mostra che sia praticamente irrintracciabile. In sostanza, la valuta nei nostri portafogli è soltanto la punta dell’iceberg monetario: la maggior parte si cela al di sotto della superficie dell’economia, nascosta in materassi e magazzini, detenuta oltreoceano o in circolazione illegalmente nel mercato nero” (Conway, 2015).

In Costs and Benefits to Phasing Out Paper Currency{blank}, pubblicato da Harvard, l’economista Kenneth Rogoff fa notare che oltre il 50% del contante nella maggior parte dei paesi “viene utilizzato proprio per nascondere le transazioni”.

L’anonimato del denaro cartaceo, una proprietà insita nella Standard Monetary Theory (Kiyotaki e Wright, 1989), sta catalizzando l’uso della valuta fisica anche in attività illecite. Nel 2013 (Rogoff, 2014), circa il 78% del contante in circolazione negli Stati Uniti era costituito da banconote da 100 dollari; soltanto il 4% era composto da banconote da 10 dollari o meno. Quando è stata l’ultima volta in cui onesti cittadini come me o come voi hanno utilizzato una banconota da 100 dollari per una transazione? Sebbene le transazioni illegali di bitcoin stiano diminuendo con l’aumento dell’adozione e dello sviluppo dell’economia della criptovaluta, sembra che le transazioni in contanti stiano venendo sempre più utilizzate per gli stessi motivi.

Ciò è diventato un problema a tal punto che “le autorità di regolamentazione stanno iniziando a raccogliere informazioni sulla possibilità che famiglie e banche stiano accumulando contante, accatastandolo su pallet in magazzini chiusi a chiave” (Conway, 2015).

Sebbene le ricerche suggeriscano che circa il 48% delle transazioni di bitcoin venga utilizzato nell’agevolare l’attività illecita, lo stesso si può dire del contante, in merito a cui l’economista Kenneth Rogoff fa notare che circa il 50% del contante nella maggior parte dei paesi viene usato per nascondere le transazioni. Con la crescente adozione del bitcoin, la percentuale di transazioni illegali è in calo per via del nuovo entusiasmo per il suo utilizzo in altre attività come investimenti; per contro, il contante sta diventando sempre più un problema.

Ovviamente, la quantità di transazioni illegali che avviene tramite il bitcoin è allarmante. L’idea che la percentuale stia diminuendo con la crescente adozione è un buon segno. Tuttavia, la verità è che le transazioni e le attività illecite continueranno ad essere alimentate a prescindere dall’esistenza del bitcoin. La colpa non è singolarmente del bitcoin o del contante, ma di entrambi, perché sono difficili da tracciare.

Se la privacy di tali transazioni porterà eventuali benefici all’economia è una questione di principio e finirà per ridursi a una decisione relativa alla preservazione o meno dell’anonimato. Con l’utilizzo criminale inversamente correlato alla recente adozione del bitcoin e all’emergere di criptovalute alternative specializzate nell’anonimato/privacy, il bitcoin non è tenuto ad essere una valuta anonima.

2. Il bitcoin non è sostenuto da nulla

Un’altra critica diffusa a proposito del bitcoin riguarda il fatto che non faccia riferimento a nulla di valore. Eppure neanche l’attuale sistema dei contanti ha un gran sostegno. Negli Stati Uniti il Presidente Roosevelt eliminò il sistema aureo (che vedeva il dollaro americano sostenuto dall’oro) nel 1933. Anche prima del 1933, l’esistenza del sistema aureo o qualsiasi altro standard per il sostegno valutario era poco più di un conforto psicologico; dopotutto, l’oro ha scarso valore pratico.

Di certo si potrebbe dire che l’oro è un conduttore e che le persone possono usarlo per schede a circuiti e cose del genere, ma si potrebbe anche dire che la carta è infiammabile e che le persone possono usarla per riscaldare i luoghi, di conseguenza il contante stesso ha valore e non ha bisogno di fare riferimento all’oro.

Ammettiamolo, la maggior parte delle persone non modellerà l’oro per farlo diventare materiale conduttore per schede a circuiti, così come non brucerà denaro per riscaldarsi durante un freddo inverno. Gran parte del valore dell’oro risiede nella domanda e nell’offerta. Per proprietà transitiva, anche la maggior parte del valore delle valute che erano ancorate all’oro risiedeva nella domanda e nell’offerta. Di conseguenza, eliminando il sistema aureo, gli Stati Uniti abolirono effettivamente l’intermediario nel valore della valuta – trasformandolo in un semplice gioco di domanda e offerta, in cui gli USA possono controllare il lato dell’offerta.

Anche il bitcoin è un gioco di domanda e offerta. Non essendo regolamentato da una singola entità, tuttavia, non vi sono controlli sul versante dell’offerta, diversamente dalle valute sostenute dai governi. Inoltre l’intero volume e capitalizzazione di mercato è un granello di sabbia in confronto alla spiaggia che è l’attuale disponibilità di valuta – l’attuale disponibilità di bitcoin equivale a un valore di circa 100 miliardi di dollari, mentre il denaro totale disponibile nel mondo (sia digitale che fiat) è intorno ai 60 mila miliardi di dollari.

La ridotta valutazione totale del bitcoin, combinata con la mancanza di controllo centralizzato dal lato dell’offerta, sono due fattori che contribuiscono (ovviamente insieme ad una miriade di altri) alla sua volatilità di prezzo.

3. Il bitcoin è privo di una regolamentazione

Un altro argomento a sfavore del bitcoin è il fatto che non sia regolamentato. Se tale mancanza sia un bene o un male è soggettivo, oltre ad essere argomento di un acceso dibattito. Quello delle criptovalute è un mercato nascente, tuttavia, fornisce al mondo un’opportunità per applicare soltanto norme e politiche necessarie, risultando in un sistema molto più semplificato.

Ciò deve essere fatto con attenzione; le regolamentazioni ricoprono le politiche di un’intera popolazione, cosa che può far diventare molti cittadini vittime delle circostanze. A marzo 2018 Donald Trump ha promulgato una tariffa doganale sulla Cina che ha aumentato fortemente i costi delle importazioni di acciaio e alluminio. Per tutta risposta ad aprile la Cina ha promulgato i suoi dazi sugli Stati Uniti per le importazioni di merci come carni suine, frutta e acciaio. In questo momento il mondo sta seduto ad osservare, in quanto le paure relative a una potenziale guerra commerciale si stanno lentamente avvicinando alla realtà. Molti temono le potenziali tariffe della Cina sui semi di soia americani, che rappresentano 1/3 delle vendite di semi di soia negli Stati Uniti.

Acciaio, carni suine, frutta e semi di soia – e quindi? A chi importa se gli USA non possono più vendere semi di soia alla Cina? Beh, a noi, in quanto umani, dovrebbe importare. L’umanità non è una lista di numeri di previdenza sociale messi in fila per i loro turni di incarichi quotidiani da otto ore. Le persone che coltivano semi di soia e frutta e che allevano suini ne risentiranno direttamente, in quanto le potenziali vendite caleranno conseguentemente alle tariffe – e gli individui più colpiti non sono consapevoli delle decisioni prese dagli esponenti delle nazioni. E quest’ultimi sono gli stessi esponenti che attualmente regolamentano l’attuale sistema monetario.

Soltanto perché qualcosa è regolamentato o ha delle norme, non significa che sia buono. È una cosa simile al ricevere un nuovo telefono, solo per scoprire che è pieno di bloatware/app che non avete intenzione di usare, ma che non potete eliminare. Queste ultime si limitano soltanto ad occupare spazio e, nei casi peggiori, a rallentare il vostro telefono.

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