Nel gioco del mercato del petrolio non ci sono vincitori
AP Photo/Andres Kudacki
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Il contrastato rapporto di amore-odio dell'Opec con i media e i titoli globali sta diventando luogo comune mentre il 14esimo meeting delle nazioni esportatrici di petrolio, guidate dal leader dell'Arabia Saudita, presenta la possibilità di congelare la produzione di petrolio o di tagliare gli annunci con l'evidente tentativo di influenzare i prezzi del petrolio.

Anche l'annuncio del 28 settembre del gruppo a margine di un forum sull'energia ad Algeri su un accordo per tagliare la produzione nel mese di novembre fino a 740.000 barili al giorno (BPD) per una serie da 32,5 milioni a 33,0 milioni di barili al giorno, ha spinto i prezzi del petrolio, sia del Brent (NYMEX: XBR/USD) che del US benchmark West Texas Intermediate WTI (COMEX: XTI/USD), ai massimi di quest'anno.

Due giorni fa, la Russia di Vladimir Putin si è unita all'accordo, confermando che un taglio della produzione era necessario e al più presto. La Russia è attualmente il primo produttore di petrolio al mondo, producendo 11 milioni di barili al giorno, il livello più alto dopo il crollo del blocco sovietico.

Naturalmente ci siamo già passati, i temporanei picchi del prezzo del petrolio poco fanno per cambiare i fondamentali del mercato. L'Agenzia Internazionale per l'Energia con sede a Parigi (IEA) ha recentemente dichiarato che la massiccia produzione di petrolio è ciò che è tiene il mercato sotto pressione.

Resta anche da vedere se l'OPEC potrà essere d'accordo a fare a fare qualcosa di più oltre che il semplice accettare di essere d'accordo. In altre parole, qual è la probabilità che l'intesa potrà mai raggiungere il tanto acclamato, ma marginale, taglio della produzione?

Martedì scorso, in una mossa che ha sorpreso molti, il gruppo di ricerca di Citigroup ha detto che c'era una reale possibilità che il taglio da parte dell'OPEC fosse messo in atto, e che ciò avrebbe fatto muovere i mercati del prossimo anno.

In una nota ai clienti, Edward Morse, capo del centro di ricerca globale sulle materie prime Citi, con sede a New York, ha detto che c'era più del 50% di probabilità che fossero applicati dei tagli significativi, con i produttori del Golfo che limiteranno la produzione di 600.000 barili al giorno e i Russi tra i 100.000 e i 200.000 BPD.

Secondo Morse, il livello di produzione di 33 milioni di barili al giorno potrebbe causare difficoltà di approvvigionamento, il che porterebbe ad una stabilizzazione dei prezzi del petrolio ben al di sopra dei 50 $ a barile, raggiungendo anche i 60 $ entro la fine del 2017. Ha detto infatti Morse:

"Il mercato sembra potersi riequilibrare più velocemente di quanto molti pensino".

Gli analisti di Goldman Sachs non sono d'accordo, affermando che le probabilità di un taglio sono aumentate, ma "rimangono ancora basse", e se i tagli si verificassero davvero, questi porterebbero solo ad un recupero di breve durata, che si rivelerebbe probabilmente controproducente.

In realtà resta il problema che i dati che riguardano la produzione sono in conflitto con le informazioni fornite dai singoli paesi membri dell'OPEC, ha detto il Wall Street Journal, aggiungendo che tali disaccordi potrebbero complicare i colloqui sull'attuazione di un taglio della produzione in quanto tale misura richiede che i singoli paesi accettino tutti dei limiti specifici.

Veronica D'Eramo

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