L’ultimo test prima di ottobre
Max Rossi/Reuters
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03 giugno 2016

Per il governo Renzi le elezioni comunali di questo weekend rappresentano uno spartiacque prima del referendum decisivo che si terrà in ottobre.

Questa domenica le elezioni comunali in Italia sono l’ultima importante partita d’allenamento per il primo ministro Matteo Renzi prima del suo più grande test elettorale in ottobre.

La parte di elettorato che voterà questo fine settimana stabilirà il tono politico mentre ci si avvicina il referendum costituzionale d’ottobre per ridurre il potere e la dimensione del Senato italiano. Renzi ha detto ripetutamente che si dimetterà se perde il voto.Con il Partito Democratico al governo e quasi certo di perdere la corsa a sindaco per Roma, il partito di centro-sinistra di Renzi deve tenersi stretta la capitale del business, Milano, e altre importanti città per guadagnare slancio per la campagna del referendum.

Alcuni vedono solo svantaggi per Renzi. Francesco Gallietti, CEO di Policy Sonar, una società di consulenza romana specializzata in rischi politici, ha commentato:

“Renzi può solo perdere queste elezioni. Al momento tutte le cinque città più importanti sono roccaforti del suo partito o della sinistra, quindi può solo andare peggio.”

Si ci attende un’affluenza estremamente bassa tra i 13 milioni aventi diritto di voto. L’elezione cade nel bel mezzo di un lungo ponte di vacanze per molti italiani. L’ultima elezione locale nel 2015 ha visto un’affluenza bassa senza precedenti, attorno al 50% in diverse città.

I sondaggi suggeriscono che nessun candidato otterrà più del 50% questa domenica, il che porterà a un secondo turno il 19 giugno. Virginia Raggi, il candidato del Movimento 5 Stelle anti-establishment di Beppe Grillo per sindaco di Roma, ha ricevuto tra il 32% e il 35% negli ultimi sondaggi realizzati prima del blocco iniziato il 21 maggio, che le danno un chiaro vantaggio su Roberto Giachetti del PD e su Giorgia Meloni del partito di destra Fratelli d’Italia.

Grillo è così sicuro di vincere a Roma che ha promesso di darsi fuoco in pubblico se Raggi viene sconfitta.

L’ultimo test prima di ottobre
Virginia Raggi. Tony Gentile/Reuters

“È inevitabile che Renzi perderà Roma. Politicamente è già persa” ha detto il politologo Ilvo Diamanti.

Se Raggi vince, l’avvocato trentasettenne che era quasi una completa sconosciuta fino a pochi mesi fa, diventerebbe la prima donna a salire al potere al Campidoglio. “Le donne [in Italia] hanno votato per la prima volta 70 anni fa. Spero che vogliano cambiare la storia eleggendomi come primo sindaco donna di Roma”, ha detto Raggi in un’intervista.

Calcio di rigore

Il Partito Democratico di Renzi non si è ancora arreso su Roma. Il senatore del PD Stefano Esposito ha detto che qualsiasi candidato che riesca a raggiungere il secondo turno può ribaltare la gara a suo favore.

“Non dimentichiamo le elezioni del 2008 a Roma”, ha detto Esposito, ricordando che nelle due settimane tra il primo e il secondo turno il sindaco di centro-sinistra in carica, Francesco Rutelli, ha visto evaporare il suo vantaggio nei confronti del candidato di destra Gianni Alemanno di Alleanza Nazionale.

A Milano, il candidato del primo ministro, Giuseppe Sala, ha una chance migliore di vincere un secondo turno di elezioni a sindaco contro il candidato di centro-destra, Stefano Parisi. La capitale del business è “vero campo di battaglia per Renzi”, ha detto Renzi.

Nel fare campagna per Sala questa settimana, Renzi ha reagito alla pressione con una similitudine calcistica: “Questa è una partita che possiamo vincere noi. Questo è un calcio di rigore e i rigori li puoi soltanto sbagliare”.

Se il primo ministro dovesse perdere sia Roma che Milano, i suoi nemici dentro e fuori il PD potrebbero galvanizzarsi prima del referendum di ottobre.Oltre a queste considerazioni politiche più ampie, Roma è una coppa avvelenata, una città oppressa dalla cattiva amministrazione, dalla corruzione e dal crimine organizzato. Le sue finanze sono sull’orlo del collasso, con debito di oltre 12 miliardi di euro. Lo scorso anno ha evitato la bancarotta dopo un’iniezione di denaro d’emergenza da parte del Ministero del Tesoro.

L’ultimo sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha dato le dimissioni in ottobre a seguito di uno scandalo sulle spese, che seguì le accuse secondo cui il municipio aveva subito infiltrazioni mafiose. Burocatati non elettetti governano la città da allora.

Dice Diamanti:

“Roma non è stata governata negli ultimi 10 anni, è una perdita politica per chiunque vuole averci a che fare”.

Nessun blocco per il voto cattolico

Raggi, ex consigliera comunale per il M5S, incolpa l’incompetenza dei partiti principali dei problemi della capitale, tra cui il PD, dicendo che tutti loro “hanno venduto Roma alle banche.”

“Il governo Renzi parla di flessibilità in Europa ma sta minacciando la capitale nella stessa maniera in cui la troika ha ricattato la Grecia” ha detto riferendosi al gruppo di creditori che hanno preceduto al salvataggio della Grecia.

Con nessuno dei tre maggiori candidati capace di identificarsi come una scelta chiara per i cattolici o le migliaia di suore e preti che riempiono le strade della città, il Vaticano non ha scelto un preferito per la corsa a sindaco, la prima volta dal 1946.

“Il Papa non è interessato nella politica italiana, il suo elettorato è composto dai poveri del mondo. Penso che i giorni in cui i cattolici votavano in blocco sono finiti”, ha detto Marco Impagliazzo, capo della comunità di Sant’Egidio, fondata a Roma nel 1968. Ha aggiunto comunque che il candidato più vicino ai valori cristiano-sociali è Giacchetti del PD.

Renzi ha descritto il Vicepresidente della Camera dei Deputati, 55 anni, come “qualcuno qualcuno che conosce Roma come pochi altri”. Dotato di meno carisma e di più esperienza rispetto agli altri due candidati di punta, Giachetti ha accumulato un distacco dalla Meloni verso la fine della campagna e probabilmente competerà nel ballottaggio.

L’endorsement della Meloni da parte della Lega Nord, famosa per il suo slogan contro i romani “Roma Ladrona”, potrebbe non averla aiutata nella capitale. Ma il leader di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, ha offerto una spiegazione diversa: parlando a un raduno politico nel quartiere EUR creato dal dittatore fascista Benito Mussolini, Rampelli ha detto che Silvio Berlusconi è da incolpare per il calo nei sondaggi della Meloni, la quale ha annunciato di essere incinta alla fine di gennaio.

L’ex primo ministro aveva detto che il ruolo del sindaco non è compatibile con la maternità.

Fonte: POLITICO

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